Declutter come rito domestico: fai spazio così

Nel mio almanacco Abitarsi (che sarà di nuovo disponibile a breve, iscriviti gratis al mio magazine per rimanere aggiornato!) il mese di Febbraio è dedicato al fare spazio. 

Il capitolo si chiama “le domande di Febbraio” perché la cosa più difficile quando si tratta di riordino è  lasciare andare le cose a cui sei affezionata.

In pratica ho selezionato delle domande che mi aiutano a fare chiarezza su cosa buttare e cosa tenere, è il “mio” metodo, ma ha funzionato per tante persone e può essere utile anche a te.

In questo articolo però vorrei parlarti di un altro aspetto del “fare spazio”, che è la ritualità.

Declutter

Cos’è un rito?

Non mi riferisco alla sua accezione di “abituale”, “immancabile” ma quella semmai di celebrazione di qualcosa di sacro; una sequenza di cose che fai con estrema presenza e centratura per rendere sacro e sentito qualcosa a cui attribuisci molta importanza.


Per come la vedo io, qualsiasi cosa che fai in questo modo è un rito, ed è importante che alcune cose siano compiute proprio in questo stato di attenta presenza affinchè siano veramente efficaci.

A proposito di domande, una domanda bellissima di quelle che ti gratificano dopo aver fatto fatica a pulire è: “cosa voglio fare di questo spazio che ho appena liberato”?


Qui la risposta può e deve essere anche metaforica. 

Non solo lo spazio fisico mi sarà utile sia che decida di lasciarlo “vuoto”, disponibile, sia che decida di destinare quello spazio guadagnato ad un’altra funzione, ma si tratta anche di pensare con fiducia che a quello spazio fisico corrisponda anche uno spazio psichico, qualcosa di pesante che ci siamo levati di torno e che era nella nostra testa, nella nostra pancia.

Come puoi aiutarti ad essere presente mentre fai spazio?

Con la respirazione. 

Si, semplicemente essendo consapevole del tuo respiro. Quando perdi l’attenzione al respiro la riporti dolcemente all’ascolto.

 

Con l’elemento fuoco: 

Accendere una candela da sempre un certo che di sacro, e non è una cosa che abbia un perché facile da rintracciare, semplicemente è così. Accendendo una candela il silenzio diventa un pochino più semplice da incontrare.

 

Attivando il senso dell’olfatto. 

Lo fanno anche i nostri sacerdoti nelle chiese: bruciano incenso. Sentire un odore così tanto collegato alla terra ci facilita a stare nel momento presente. Non è magia, è semplicemente attivare il senso dell’attenzione. Il movimento sinuoso, denso ma impalpabile del fumo è quasi metafora di quello che stiamo facendo, ed anche questo ci aiuta ad entrare in contatto col il respiro.

Dedicare almeno 10 minuti al silenzio con questi tre elementi attivi ti prepara a fare il tuo lavoro di pulizia e declutter da una prospettiva interna e centrata, presente a te stessa.


Chi mette in pratica questo rito da tempo (molto tempo!) ha imparato piano piano  a lasciare spazi vuoti, disponibili ad accogliere ciò che è meglio, senza l’ansia di dover subito riempire.  

Magari è un’esperienza che hai fatto anche tu, è qualcosa di molto semplice infatti, che può diventare una piacevole consuetudine.
Provi? 🙂

ritratto

Silvia Ramalli.

Sono una Stilista d’interni, ovvero coccolo case e abitanti. 

Sono esperta nello scovare e far sbocciare l’armonia nascosta delle case e trasformarle in posti che ti fanno stare bene davvero, anche se hai un piccolo budget.
Nel tempo libero amo annodare macramè, camminare per boschi e scoprire posti nuovi, sempre con un pò di musica nelle orecchie.